IL DIARIO GENERALE DELLA SIGNORINA SHIBATA

 


Emi Yagi, Mondadori 

Voto: 8

Shibata, stanca di eseguire i mille compiti routinari (umilianti e non riguardanti il lavoro) cui è sottoposta in quanto unica donna dell'ufficio in un'azienda che produce anime di cartone e tubi, dice ai suoi colleghi di essere incinta, anche se non è vero

Da quel giorno le mansioni extra si riducono, anche se nessuno pare realmente interessato alla sua salute, a parte lo sgradevole Higashinakano -- ma scopriremo poi che l'uomo ha una triste storia umana alle spalle e quindi il lettore proverà per lui un po' di simpatia.

Il problema è che Shibata su convince gradualmente di essere davvero incinta e prende a leggere i blog delle mamme, curiosa nei negozi premaman e si iscrive persino a un corso di yoga prenatale, dove Ovviamente incontra donne in attesa. Una di queste partorisce prima del termine e una notte la protagonista la vede per strada con la bambina. L'amica è chiaramente esausta ed esaurita e si lamenta del comportamento sciatto e menefreghista del marito. Il discorso fa riflettere sulla condizione di solitudine delle madri giapponesi, in una società ancora fortemente patriarcale. 

Ma l'intero libro è una critica al trattamento inferiorizzante che subiscono le donne nel Sol Levante, sia in ambito lavorativo che in contesto sociale. 

In questo senso IL DIARIO GENIALE DELLA SIGNORINA SHIBATA (titolo originale: Diario di un Vuoto / di un Dolore) si inscrive perfettamente nel filone dei romanzi nipponici che trattano la condizione femminile sul lavoro, che trattano il tema con chiavi di lettura inconsuete, che non ti aspetti: sto pensando ad esempio a IL LAVORO PERFETTO di Kikuko Tsumura, oppure a LA FABBRICA di Hiroko Oyamada. Effettivamente ci sono punti di contatto con quest'ultimo: in fondo verrebbe da chiedersi che senso ha occuparsi di anime e tubi di cartone! Leggendo la parola "tubi", mi era venuto in mente anche METAFISICA DEI TUBI di Amélie Nothomb ma forse il libro che qui andrebbe citato dell'autrice belga è STUPORE E TREMORI, proprio sulla discriminazione di genere sul posto di lavoro in Giappone.

Anche il recente AQUARIUM di Asako Yuzuki tratta questa tematica -- anche se non in modo esclusivo.

Guardando invece al panorama europeo, ho da poco letto LO SCONTENTO della scrittrice spagnola Beatriz Serrano: mi viene quindi da pensare che il problema del trattamento delle donne in ambito lavorativo non sia da circoscrivere al solo panorama asiatico.

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