CANTO DI NOZZE
La vicenda ruota intorno a una compagnia teatrale.
Abbas Yunis ha già presentato al regista diversi testi, che sono stati respinti, e solo con la sua nuova tragedia -- intitolata Canto di Nozze -- riesce ad attirare l'attenzione.
La trama parla di una sordida bisca in cui avvengono affari loschi e di un uomo che uccide la moglie e il figlio neonato. A complicare la situazione dello scrittore, però, c'è il fatto che sia moglie e suo figlio sono effettivamente morti in circostanze misteriose, percui tutti cominciano a sospettare che si tratti in realtà di una confessione.
Il primo accusatore è Tariq Ramadan, un attore che ha sempre interpretato ruoli di secondo piano e che invece nella nuova opera -- destinata a diventare un successo -- è il protagonista. Ma persino la polizia crede nella colpevolezza del giovane,che è costretto a nascondersi e non vede né il successo della propria opera né la reazione dei genitori, che ne restano feriti.
Tariq odia Abbas per avergli rubato la fidanzata e quindi i coniugi Yunis pensano che quella di Tariq sia solo gelosia vendicativa.
Il libro è suddiviso in quattro parti, in cui vengono narrati gli stessi eventi -- principalmente riguardanti il duplice delitto e il "club" messo su da Karam e Halima Yunis. Così, solo alla fine scopriremo la verità (perché il capitolo dedicato ad Abbas è l'ultimo).
Mi ha colpito soprattutto un passaggio che fa parte delle riflessioni di Karam: "Almeno tornare indietro nel tempo fosse così semplice come tornare indietro nello spazio. Nel mio essere più profondo c'è un angolo puro che talvolta mi fa venire voglia di piangere sulle rovine del passato."
Mi sono subito venute in mente due considerazioni: in Lewis Carroll (mi pare un ALICE ATTRAVERSO LO SPECCHIO) si dice che a volte nel Paese delle Meraviglie anche il correre in avanti risulta vano. E troviamo lo stesso concetto in INGHIOTTITA di Réjean Ducharme; in tutti e tre i casi si tratta evidentemente di una condizione emotiva più che fisica. In seconda battuta, dalla citazione che ho riportato si evince il livello di scrittura di Mahfuz, che non per nulla ha vinto il Premio Nobel nel 1988.
In CANTO DI NOZZE, l'autore sostiene che il suicidio dell'omicida nel dramma rappresenta la lotta per la salvezza dell'Egitto: gli anni Ottanta furono infatti un periodo di transizione politica e sociale.
Con la sparizione di Abbas, si crede che voglia togliersi la vita come il suo personaggio, e effettivamente lui si sofferma sulla morte e sull'esistenza dell'anima; e questo rimanda all'idea degli antichi egizi, per i quali nell'Uomo c'erano cinque "elementi" diversi: in particolare, quello chiamato "ka" era l'energia impersonale che non abbandonava mai il corpo del defunto, mentre "ba" scompariva.
La circostanza in cui Abbas sparisce mi ha ricordato inoltre un caso di cronaca nera italiana, ossia quello di Riccardo Branchini, la cui automobile -- a seguito di un biglietto -- era stata ritrovata sulla Diga del Furlo (in provincia di Pesaro e Urbino) ma il corpo non c'era.
Nel libro di Mahfuz, si parla anche di altri temi delicati e di stringente attualità nel nostro presente, come ad esempio la violenza domestica e lo stupro (che qui coinvolge il direttore del teatro, che è solito approfittare di tutte le donne della alle sue dipendenze.
Tragedia e vita reale si mescolano fino a tracimare l’una nell’altra con un gioco stilistico perfettamente costruito, che mette in dubbio le convinzioni.

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