NOI BEI PEZZI DI CARNE

 


Clowill Brown, Sellerio



Voto: 8

La giovane autrice Colwill Brown -- al suo romanzo d'esordio, descrive l'adolescenza di tre ragazze ribelli nella grigia periferia dello Yorkshire del Sud negli anni Novanta.

È la storia di tre amiche: Kel, Rach e Shaz; tutte caratterizzate molto bene dal punto di vista psicologico. Ci sono i timori, le ansie, le fantasie di tre teenager di quel periodo. E poi le feste a base alcolica, che spesso finiscono in esplorazioni sessuali ingenue, innocenti ma ben chiare negli intenti (e non mancano riferimenti alla musica in voga a quell'epoca, ma è un po' troppo pop per i miei gusti). 

Lo stile ci restituisce tutto questo con una lingua ruvida e precisa. La scrittrice è stata paragonata a Irvine Welsh, ma io trovo lo scozzese troppo grezzo: più che altro rivedo invece qui Isabella Santacroce (specialmente Lovers) o Chuck Palahniuk.

 La triade delle protagoniste è da sempre stata diseguale, in quanto Kel e Rach si conoscevano sin dalle elementari, mentre Shaz -- la più esuberante -- entra nel gruppo alle medie; così sono naturali piccoli attriti. 

Mi ha dato un po' fastidio il dare per scontato che una donna si realizzi solo in quanto fidanzata (o moglie), come se non esistesse un orizzonte personale individuale; ma forse all'epoca la si pensava così, almeno nei piccoli centri.

Shaz è sempre stata dipinta come una bugiarda, una che inventa storie per mettersi in mostra. E quindi, quando viene violentata da due ragazzi di una band locale, non ne fa parola con nessuno. Ma passa il tempo e Rach si fidanza e poi si sposa proprio con uno dei due, e a questo punto la verità emerge. C'è una prevedibile scenata di Rach a Shaz e la donna le dice: "Se è vero.. ": cosa che ferisce moltissimo la vittima,  ma poi Rach fa marcia indietro, anche pensando che loro tre, unite, debbano stare vicine a Kel, che nel frattempo era partita per l'America per amore ma era tornata con un matrimonio distrutto ed è malata di una malattia misteriosa e debilitante.

Ho trovato la prosa bellissima, asciutta, precisa e onesta, anche se ho riscontrato qualche problema di traduzione: nonostante sia vero che l'uso del congiuntivo in inglese è soprattutto formale -- mente nel colloquiale si tende ad utilizzare l'indicativo o delle perifrasi verbali -- in italiano suona male.

Il libro mi è piaciuto molto perché mette in luce le conseguenze traumatiche di uno stupro, mostrando come alla fine l'amicizia sia più forte di qualsiasi avversità.

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