LA PIÙ PICCOLA
Il film La Più Piccola (La Petite Dernière) è stato presentato a Cannes, ha fruttato diversi riconoscimenti all’attrice esordiente protagonista Nadia Melliti e uscirà nelle sale italiane il 23 aprile 2026.
Si tratta dell’adattamento del romanzo autobiografico omonimo del 2020 di Fatima Daas.
La storia segue una ragazza di origini algerine nata in Francia in seno a una famiglia mussulmana. Lei stessa è molto religiosa e questo suo sentimento mal di concilia con l’omosessualità che sente e scopre dentro di sé.
Si innamora di una donna: nel libro è un’ispanica di nome Nina; nel film è una coreana. Ma le cose procedono tra alti e bassi e lei si concede avventure cercando persone sulle app di incontri: questa parte è emblematica di come si sviluppino le relazioni al giorno d’oggi.
Nel libro le scene sessuali sono molto sfumate e non si scende mai in dettagli, mentre nel film ho trovato la narrazione degli eventi troppo cruda e grezza.
Il romanzo è agile e veloce e presenta ogni capitolo con una ripetizione: "Mi chiamo Fatima. Porto il nome di un personaggio simbolico dell’Islam. Un nome che non deve essere disonorato o sporcato."
La protagonista si sente una peccatrice e cerca di parlare con un imam, che però non concede nessun tipo di assoluzione.
In famiglia la situazione è silente: la madre ha un grande cuore, ma il suo orizzonte è la cucina e, pur intuendolo, non riesce a concepire qualcosa che sia in qualche modo "diverso" (Fatima deve essere ciò che ci si aspetta che sia), il padre è silenzioso e risponde al modello patriarcale in cui l’uomo dev’essere servito e riverito — nel libro questo rapporto teso con la figura paterna è centrale e ben sviscerato, mentre nel film resta sullo sfondo. E poi ci sono due sorelle maggiori, che sono comunque personaggi secondari (sono funzionali solo a spiegare narrativamente che Ahmed Daas avrebbe voluto un figlio maschio dopo due femmine).
Nel tentativo di dimenticare il suo amore, Fatima ha una storia con due donne contemporaneamente: nel film questa parte è secondo me troppo esplicita e fastidiosa, mentre nel romanzo le scene erotiche si intuiscono soltanto.
Oltre all’omosessualità all’interno dell’Islam ci sono altri temi interessanti.
Innanzitutto il dover convivere con una malattia invalidante: la protagonista infatti soffre d’asma, che si manifesta in maniera particolarmente violenta quando lei si trova in uno stato emotivo alterato, ma spesso Fatima dimentica le cure — volontariamente o inconsciamente.
Poi c’è l’ambientazione peculiare nella banlieue parigina (Clichy-sous-bois), che mostra una realtà fatta di ragazzi della seconda generazione, spesso chiassosi e anche un po’ volgari, che se la prendono coi compagni e con gli insegnanti.
Invece, la passione della protagonista per il calcio è solo nel film e a mio parere è troppo chiaramente aggiunta a bella posta per far capire come lei abbia passatempi "maschili".
La più grande differenza tra film e libro è che nel romanzo seguiamo Fatima fino all’università (dove, ancora una volta, fatica a trovare il proprio posto), con salti cronologici avanti e indietro nel tempo; mentre il film si cristallizza sui diciassette anni.
Il grande sbaglio del film è secondo me quello di aver cambiato il finale, stravolgendo il significato in favore di una maggior visibilità.

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