RIMPATRIO

 


Ève Guerra, Feltrinelli 

RIMPATRIO è il libro d'esordio della scrittrice Ève Guerra, ed è parzialmente autobiografico. Infatti, in esso si intreccia la storia di una famiglia italo-francese composta da tre fratelli e una sorella.

Il più grande dei tre, Giovanni, un giorno trova un annuncio di lavoro per un posto come meccanico in Africa e decide di tentare la fortuna partendo per il Congo, dove si unisce a una donna del posto. E nasce Annabella. 

Tuttavia, nel 1998 scoppia la guerra civile e Annabella e il padre devono scappare verso il Camerun. Nella cittadina di Mounana le principali risorse economiche sono l'industria del legname e l'estrazione del manganese, che purtroppo però avvelena sia il terreno, sia le acque (il padre ripete spesso alla figlia di non mangiare i frutti nella foresta perché sono inquinati, l'acqua scorre rossastra dal lavandino e ci sono addirittura casi di bambini nati senza braccia).

Sono tutte parti della Storia che noi in Occidente ignoriamo -- non volontariamente ma colpevolmente.

Quando poi la miniera di manganese si esaurisce, il paese si svuota e Annabella perde tutti gli amici -- expat come lei, che quindi vivevano più o meno in una bolla di privilegi.

Tornata in Francia per studiare all'università, la protagonista deve affrontare i ricordi a seguito del lutto: Giovanni -- rimasto a lavorare in un cantiere forestale in Camerun -- è morto.

È una morte sul lavoro, ma la ditta responsabile nega tutto, arrivando a manipolare e falsificare i verbali di polizia.

Lo sfruttamento  irregolare della manodopera è una realtà triste e sordida, che spesso vediamo anche noi in Italia nei telegiornali o sui giornali, e che nel libro è descritta con una rabbia sorda e acuta.

La salma del padre si trova a seimila chilometri di distanza e nessuno in famiglia ha i soldi per il rimpatrio.

In queste circostanze, Annabella si rende conto di essere sola, di aver perso tutto e si lascia andare in una corrente di ricordi che riguardano il padre: il suo affetto un po' troppo possessivo e morboso, la sua violenza, le sue bugie sulla madre.

Solo alla fine del romanzo c'è uno spiraglio di speranza che, anche se può sembrare una forma di degradazione, è forse un ritorno a una vita più semplice.

Questo libro mi ha colpito molto, in primis per lo stile che è al contempo veloce e diretto ma anche profondamente poetico e visivo. Infatti la protagonista vuole fare l'insegnante e la poetessa e ci sono diversi riferimenti ad autrici fondamentali della letteratura -- letteratura che qui ha un potere simbolico e salvifico.

In secondo luogo, ho trovato molto interessanti i temi trattati perché mostrano spaccati di vita e di storia sociale poco conosciuti.

Devo dire che i titoli della nuova collana Gramma Feltrinelli sono tutti validi.

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