IL DOLCE DOMANI

 


Banana Yoshimoto, Feltrinelli 

Voto: 7.5

Sayoko e Yūichi sono una coppia di fidanzati che ha un rapporto leggero e spensierato, eppure profondo. I due fidanzati si incontrano spesso tra Tokyo e Kyoto e, proprio mentre stavano viaggiando in macchina lungo la famosa litoranea che collega le due città, hanno un gravissimo incidente: Yūichi resta ucciso mentre lei è ferita da una sbarra di ferro.

Da quel momento, la ragazza tenta strenuamente di elaborare il lutto ma il processo non è facile, perché è come se con il fidanzato avesse perso tutto il suo mondo.

Continua così in una bolla temporale, curando le opere artistiche di lui e frequentandone la famiglia -- che la accoglie come fosse una figlia.

Avendo vissuto in una diade perfetta con il suo ragazzo, la protagonista non ha più  nemmeno un amico e si consola grazie all'alcol e alla sua nuova capacità di vedere gli spiriti. E tuttavia si strugge perché, pur percependo i fantasmi, non sente la presenza di quello del fidanzato.

Proprio questa sua capacità sovrannaturale la spinge fuori dalle mura che lei stessa si è creata: infatti, un giorno vede un'ombra alla finestra di un appartamento  disabitato e decide così di riprendere in mano le redini della propria vita e di tornare ad abitare da sola, esattamente in quel posto. Così fa amicizia con il figlio della donna morta, e questo porta una nuova ventata di positività.

Altra figura che entra nella sua quotidianità è Shingaki, il barista del locale che Sayoko frequenta abitualmente. 

Il giovane è una figura centrale e interessante del libro perché, avendo origini okinawane, incarna le tradizioni e le credenze dell'arcipelago Ryūkyū. 

Le dice infatti di andare sul luogo dell'incidente a cercare il proprio "mabui" (anima), che era andato perduto.

Per quanto nel libro ci siano spunti notevoli, essi non vengono troppo approfonditi né a livello psicologico (si parla ad esempio del desiderio frustrato di maternità: tema che mi ricordato la tragedia di Frida Kahlo), né a livello etnografico.

Lo stile e l'approccio di Banana Yoshimoto è volutamente semplice -- vicino a quello dello shōjo manga -- quindi tutto resta su una linea che può sembrare superficiale.

Pur non avendo una trama direttamente legata ai fatti di Fukushima del 2011, questo romanzo è stato scritto subito dopo lo tsunami e vuol essere un messaggio di speranza per coloro che sono sopravvissuti e una preghiera di pacificazione per i morti.

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