RACCONTO DI UNA LUNA
Keiichirō Hirano, Lindau
Voto: 7.5
Il giovane poeta Masaki decide di fare un viaggio. Non è tanto importante la meta, quanto l'atto stesso di muoversi e vedere nuovi panorami per curare quella sua smania "passionale" che a volte lo prende. Non uso casualmente questa parola, perché si tratta proprio della passione romantica alla Byron, una febbre che brucia e consuma e che in giapponese si identifica con il neologismo ottocentesco jōnetsu.
La storia è infatti ambientata a cavallo tra Ottocento e Novecento, quando il Giappone -- volente o nolente -- stava scoprendo l'Occidente.
Per una serie di casualità che sembrano dettate dal Destino, Masaki si ritrova nella zona di Kumano, culla delle antiche tradizioni. Il tragitto in treno potrebbe essere qui simboleggiare la transizione, tanto individuale quanto collettiva, verso un nuovo stato. Ricordiamo un'analoga simile nel romanzo di Pelevin LA FRECCIA GIALLA, in cui i vagoni -- che non hanno una destinazione -- rappresentano la Russia contemporanea.
Masaki si perde in un bosco e viene soccorso da un monaco che lo porta in un tempio in montagna dove dimora -- nascosta -- anche una ragazza misteriosa. Il protagonista ne sarà da subito ossessionato, la vedrà in sogno ancor prima di incontrarla e solo successivamente verrà a conoscenza della sua tragica storia.
Per noi occidentali, il passaggio della foresta ha sicuramente qualcosa di dantesco, ma c'è un dettaglio in più: il protagonista si smarrisce inseguendo una farfalla che poi svanisce. Bisogna tener presente che, nelle culture dell'Estremo Oriente, le farfalle sono le anime dei morti.
Dunque, il riferimento potrebbe essere a IL QUADERNO CANGURO di Kōbō Abe, dove un uomo compie un viaggio in un mondo fantastico e surreale non sapendo di essere morto; oppure un'altra similitudine si trova nella serie danmei LA BENEDIZIONE DELL'UFFICIALE DIVINO (Heaven Official's Blessing), in cui in Signore degli Inferi Hua Chen può trasformarsi in uno sciame di lepidotteri trasparenti.
Nei film dello Studio Ghibli, il bosco rappresenta il paese natio (furusato), come ad esempio ne IL MIO VICINO TOTORO (1988), che trae ispirazione dai paesaggi di Tokorozawa. Per inciso, anche in un'altra pellicola di Miyazaki troviamo un treno che trasporta gli spiriti.
Riportando anche episodi storici del Sol Levante, Hirano usa volutamente un linguaggio ricercato e formale, reso bene dalla tradizione. Ad esempio, il termine "Una luna" che compare nel titolo per indicare "un mese" non è utilizzato comunemente, ma si trova nei testi antichi o nei documenti.
Nel complesso, si tratta di un romanzo ambizioso e difficile, non sempre riuscito.

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