LE INFINITE NOTTI
Samantha Harvey, NN Editore
Voto: 8
Il nuovo libro di Samantha Harvey è un memoir che tratta un tema molto delicato: l'insonnia.
È un argomento che, nei nostri tempi affannati e frenetici, potremmo definire "liminale" sotto vari punti di vista: innanzitutto, le ore notturne -- che noi tutti penseremmo dedicate al sonno -- costringono a rallentare, a fermarsi. Da questo nasce il panico, la paura crescente di non riuscire a dormire né nel presente né nel futuro. Perche ovviamente la protagonista ha una vita attiva durante il giorno, una vita che dovrebbe essere performante ma, come diceva una famosissima battuta di Fight Club "Con l'insonnia nulla è reale. Tutto è la copia di una copia di una copia".
Sono diversi i fattori che portano Samantha a ridursi in questo stato: in primo luogo la morte del cugino su un solitario sentiero di campagna; poi quella di un vicino che lei aveva visto in salute solo qualche giorno prima; poi ancora la situazione politica e sociale della Gran Bretagna.
Definisce la Brexit "una truffa fin dal nome" perché contiene in sé quell'aura di grandeur coloniale che il termine "Gran" si trascina dietro.
Il non dormire porta una distorsione del continuum temporale che, per un autore, si esprime anche nella scrittura. E allora in questo libro ci sono interessantissime considerazioni di carattere etnografico / linguistico (una digressione sul popolo amazzonico dei Piranahã) e anche lo sviluppo progressivo di un racconto.
A questo si collega il concetto quasi buddhista del verso "Fiore dai mille petali dell'essere qui" contenuto in VECCHI SCEMI di Philip Larkin, che fa parte a sua volta della raccolta della maturità FINESTRE ALTE.
Spesso i componimenti del poeta inglese fanno riferimento alle piccole gioie del quotidiano (come ad esempio prepararsi un gin tonic) e non mancano i rimandi alla notte come interludio.
A Samantha Harvey manca questo indispensabile iato tra il prima e il dopo.
MAI FIDARSI DELLE DONNE INSONNI di Annabel Abbs propone di utilizzare questo surplus di ore per viaggiare grazie ai libri ma è ovvio che, per fare una cosa del genere, una persona debba poter disporre del proprio tempo liberamente.
Tuttavia mi sono chiesta anch'io perché Samantha non mettesse a frutto in qualche modo lo spazio della veglia.
Dovendo cercare un paragone narrativo, mi viene in mente il bellissimo romanzo di Ottessa Moshfegh IL MIO ANNO DI RIPOSO E OBLIO, in cui la protagonista cercava un po' di requie in una spericolata e auto-prescritta terapia del sonno, senza però riuscire a trovare quiete ma anzi, ingarbugliando sempre di più la propria vita.
Per non fare spoiler, non svelerò se poi alla fine Samantha riesce a tornare a dormire. Consulta medici e psichiatri che le forniscano una soluzione: ci saranno quindi terapie farmacologiche e psicologiche. Ma solo scendendo a patti con se stessi e con il mondo che ci circonda noi possiamo (ri)trovare un equilibrio.

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