SELVAGGI

 




Katherine Johnson, Jimenez Edizioni

VOTO: 10+


SELVAGGI è la rielaborazione romanzata di una storia vera, la storia di un piccolo gruppo di aborigeni del Queensland in tournée il Europa nel biennio 1882-83.

La storia degli spettacoli antropo-zoologici è scarsamente documentata e quasi mai abbiamo il punto di vista dei performer, sempre relegati al livello di semplici freak senza anima.

In più, l'autrice smuove un altro immenso taciuto della Storia: quello dello sterminio dei popoli nativi australi, per cui sospetto che il libro abbia avuto ben poco successo in patria.

Katherine Johnson ci restituisce invece una fotografia intima e personale dei tre aborigeni, raccontandone anche gli usi, le credenze e la lingua con note etnografiche davvero affascinanti per me che ho studiato Antropologia.

Di sicuro, questi spettacoli vergognosi che mettevano in mostra "tipi esotici" dicevano molto sul tipo di società pagante che li guardava, ed è verissimo l'accorato appello di Hilda, la giovane, illuminata protagonista: "Siete voi i mostri!"

Sospetto che Hajime Isayama si sia ispirato alle misurazioni "scientifiche" di quel periodo per alcune delle scene del suo famoso manga L'ATTACCO DEI GIGANTI, ma c'è di sicuro una connessione evidente tra le scene di "studio" di SELVAGGI e il romanzo LA DONNA LEONE di Erik Fosnes Hansen, che ha come protagonista una ragazza affetta da ipertricosi - Un disturbo che viene "mostrato" anche in un passaggio del lbro della Johnson.

Tuttavia, in mezzo al razzismo generalizzato, ci sono alcuni personaggi che dimostrano umanità, empatia e persino amore per Bonny, Jurano e Dorondera.

Bonny è la figura meglio caraterizzata e quella con la quale è più facile entrare in risonanza positiva, percependone l'intelligenza, l'arguzia e la fierezza, mentre Louis - il padre della protagonista - appare sempre più come pusillanime, debole e passivo nel meccanismo perverso del business.

Dal punto di vista stilistico, la Johnson utilizza tre voci distinte: quella della narrazione in terza persona, il diario di Hilda e il punto di vista del fantasma della madre di Hilda, morta in Australia. Questo regala un tocco speciale che, benché si sia visto in altri libri e serie TV, dà al libro una spolverata di realismo magico inaspettato e un po' nostalgico, così come la presenza palpabile degli spiriti tutelari badtjala. Volendo azzardare un paragone, ma non volendo tirare in ballo i nomi più noti della letteratura ispano-americana, citerò EL COMANDANTE VENENO del cubano Manuel Pereira, uno dei libri più belli e sottovalutati del genere, che di sicuro meriterebbe una traduzione in italiano (se qualcuno fosse interessato, io sono qui!).


Per quanto riguarda la veste grafica dell'edizione italiana a cura di Jimenez, devo ammettere di essere combattuta: sulla copertina si vede una del teatro Panopticum tedesco, ed è curioso notare come il nome di questo luogo richiami idealmente quello del carcere immaginario della filosofia, ma questo è un inciso. 

I colori dell'immagine non  mi hanno però catturato come invece quelli dell'edizione originale (PARIS SAVAGES), che mostra un paesaggio tendente al viola, forse in riferimento all'isola di K'gari da cui provengono i badtjala, anche se in quel caso avrei visto meglio il mare, una conchiglia o un pesce come per lo splendido LA VITA SOMMERSA DI GOULD del tasmaniano Richard Flanegan.

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