QUI GIACE UN POETA

 

Ma quello in copertina è Morrisey?
                                              Ma quello in copertina è Morrisey?


AA.VV., Jimenez Edizioni

VOTO: 8

QUI GIACE UN POETA è un volume che racchiude sessanta viaggi sulle tombe di altrettanti artisti. Si tratta per lo più di letterati, ma anche di musicisti ed artisti figurativi. Trattandosi di una raccolta a firma di diversi autori, lo stile è eterogeneo, pur mantenendo sempre l’alta qualità a cui ci ha abituato la casa editrice Jimenez. Ci sono narrazioni scritte sotto forma di esperienza personale, come racconto in terza persona o come dialogo con l’illustre defunto; una cosa non cambia mai nel corso di queste pagine, ed è il tono: mi sono tenuta il libro come lettura della fine di ottobre certa che sarebbe stata ottima per Halloween, ma in realtà non è così. In generale, in ciascun racconto si respira familiarità. Sono tutti ringraziamenti verso qualcuno che è stato d’ispirazione feconda, qualcuno che – con le sue parole – ha rappresentato un punto di svolta, un’epifania. Ecco perché non si respira mai un’aria tetra, da racconto horror: gli artisti e i poeti non muoiono mai del tutto, perché restano nel presente e suscitano simpatia – e perfino amore – dopo anni dalla loro morte. Sono sempre lì, presenti, a fornire uno scopo, a unire (le famiglie) e a dividere (i tromboni della critica), perché “gli immortali non muoiono, come dice la parola stessa” e “la terra che li ricopre è viva”. Gli autori parlano per mezzo delle loro opere, traslati nei loro personaggi. Così sulla tomba di J.R.R. Tolkien e la moglie Edith sono incisi i nomi di Beren e Luthien, un uomo mortale e una donna elfica protagonisti di un amore impossibile.

Vengono in mente tutti quei libri in cui sono i morti a parlare da sotto terra: L’ANTOLOGIA DI SPOON RIVER e PEDRO PÁRAMO sono i più belli, ma vengono in mente anche LINCOLN NEL BARDO o l’irlandese PAROLE NELLA POLVERE. Potrei nominare anche GLITCH, interessantissima serie australiana di “zombie scientifici”. Non importa come, la metafora dei defunti che restano con noi e ci parlano è stata sviluppata in mille modi diversi.

Non c’è nulla di tetro dunque in questi sessanta resoconti, ma c’è magia e affetto. Ci sono episodi dell’adolescenza che tornano a galla (come negli omaggi a Yeats o a Joe Strummer e a Virgilio) e splendidi quadri di famiglia (come nei viaggi sulle tombe di Keats e soprattutto di Dylan Thomas).

Alcuni degli artisti citati sono molto famosi, altri sono meno noti; alcuni hanno sepolture sfarzose, altri hanno tombe molto semplici; alcuni sepolti in piccoli cimiteri di campagna, altri si trovano in cimiteri monumentali come il Père-Lachaise o Staglieno. Da genovese, ho apprezzato gli ossequi a De Andrè, inserito a ragione nel novero dei poeti. Per motivi personali, ho sentito il cuore fare le capriole leggendo le poche righe di ricordo dedicate a Kurt Cobain, leader dei Nirvana, passando per Aberdeen (città della sua infanzia). A dire la verità, il pezzo non era per lui ma per Raymond Carver, autore di splendidi racconti e poesie, sepolto nello Stato di Washington. A volte i morti celebri finiscono per definire un luogo, come il Green River Cemetery, stravolto dalla sepoltura di Jackson Pollock e sua moglie Lee Krasner, perché “The soul selects her own society” (L’anima sceglie la sua compagnia), com’è avvenuto per la poetessa Elizabeth Barrett Browning al Cimitero degli Inglesi di Firenze. Le salme diventano oggetto di contenziosi, come nel caso di Katherine Mansfield, che le autorità vorrebbero trasportare in Nuova Zelanda, nella nativa Wellinton.

Ho apprezzato molto QUI GIACE UN POETA per più di una ragione.

Innanzi tutto ci fa conoscere un lato umano degli scrittori, ci dice cioè da dove viene la loro ispirazione (che diventa per alcuni l’ossessione di una vita - come Whitman per Robert A. Emmons);

in secondo luogo, si tratta di un testo che spazia dall’Italia, all’Europa, all’America facendoci conosce i diversi “stati dell’arte” della letteratura (si scopre per esempio che Carver è apprezzato in patria per le sue poesie e che Robert Frost è considerato dai più come un bravo nonnino che parla solo di nevicate e di boschi, mentre Whitman resta sempre e comunque un gigante).

In terzo luogo – come ho già detto – il volume dà spazio anche ad autori poco conosciuti, guidando così la nostra curiosità verso nuove scoperte letterarie di pregio.

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